Case Study: Socio amministratore, la scelta tra compenso e distribuzione utili

22.10.2024

Jelena Comploi

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In pillole: In qualità di socio amministratore di una SRL, si deve prendere una decisione: optare per una retribuzione regolare o per una distribuzione degli utili. Entrambe le opzioni comportano vantaggi e svantaggi fiscali diversi.

L'amministratore di una società a responsabilità limitata è una figura importante che svolge mansioni di direzione e organizzazione dell’azienda. Spesso si tratta del proprietario (socio) dell’azienda, ma non va mai dimenticato che si tratta di due ruoli completamente diversi e autonomi uno dall’altro.

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L’amministratore in quanto tale può percepire un compenso periodico. Il compenso è una somma di denaro che viene erogata all’amministratore, previa delibera dell’assemblea dei soci, tramite la busta paga oppure, in alcuni casi, attraverso la fatturazione con partita iva.
Il codice civile prevede anche la possibilità di remunerare l’amministratore tramite la partecipazione agli utili della società. Ma si tratta di un metodo residuale raramente utilizzato. La norma è il compenso in busta paga che permette all’amministratore di ottenere un reddito mensile costante e consente alla società di poter dedurre ai fini fiscali il compenso erogato all’amministratore.

Bisogna però fare alcune considerazioni, sia di carattere fiscale che contributivo, soprattutto per il caso del socio-amministratore:

Dal punto di vista fiscale, il compenso dell’amministratore è tassato ai fini IRPEF secondo gli scaglioni, in cui l’aliquota massima raggiunge il 43% per redditi oltre i 50.000 euro. Dal punto di vista contributivo, sul compenso sono dovuti contributi che variano in base all’importo del compenso stesso stimabili nel ca. 26%. Inoltre, se l’amministratore è anche socio della società è tenuto ad iscriversi anche alla gestione INPS IVS e al relativo versamento dei contributi (i famosi contributi “fissi”, indipendenti dal reddito percepito).

Se l’amministratore è un manager esterno, non socio, allora si tratta di un inquadramento a grandi linee simile a quello di un dipendente che percepisce un reddito in busta paga per il quale l’azienda versa i contributi pensionistici del caso all’INPS. In questo caso è, salvo rare eccezioni, l’unico inquadramento possibile.

Se l’amministratore però è anche socio, allora le possibilità sono diverse! Per poter remunerare l’amministratore-socio è infatti possibile ricorrere anche alla distribuzione degli utili della società – i dividendi.

La distribuzione degli utili non ha riflessi contributivi. Non è un reddito da lavoro ma una rendita da capitale e dunque non figura ai fini INPS. Anche fiscalmente, non sconta l’aliquota IRPEF progressiva fino al 43%. I dividendi subiscono una ritenuta fiscale pari al 26%, versata direttamente dalla società. Il socio percepisce dunque un utile netto, che non va dichiarato in dichiarazione dei redditi. 

I contributi INPS IVS invece, essendo indipendenti dal compenso o dal dividendo percepito, resteranno però anche in questo caso dovuti.

Questo sistema di remunerazione del socio-amministratore non comporta alcun costo da parte della società, in quanto non sono presenti nel bilancio i costi per il compenso amministratore, e questo permette di avere utili più elevati. Sembrerebbe una situazione vincente, ma in realtà vanno considerati diversi fattori, da analizzare di volta in volta:

  • Per avere la distribuzione di utili, la società deve produrre profitti. Una società in perdita può pagare un compenso amministratore, ma non può distribuire dividendi;
  • L’utile percepito sotto forma di dividendo viene incassato solo l’anno successivo alla sua maturazione, con l’approvazione del bilancio, non garantendo all’amministratore un flusso di reddito costante mensile come invece possibile con il compenso;
  • L’impatto fiscale complessivo è pari a circa il 43,76% oltre a IRAP, percentuale che scaturisce dalla doppia imposizione fiscale: infatti l’utile, oltre a subire la tassazione del 26%, come reddito di capitale, è tassato dalla società come reddito d’impresa soggetto ad IRES per il 24%.

La scelta di un metodo o di un altro deve dunque essere valutata tenendo presente diverse esigenze, effettuando anche simulazioni numeriche in modo da valutare e individuare la migliore scelta in base alle caratteristiche dell’azienda stessa e delle necessità dei soci.

Abbiamo riassunto per voi un argomento molto complesso in modo breve e conciso. Se avete altre domande o desiderate un'analisi più approfondita in relazione al vostro caso specifico, non esitate a contattarci. Il nostro team di esperti è a vostra disposizione e sarà lieto di supportarvi nel miglior modo possibile.