Case study: Caparra e acconto, occhio alle differenze!
29.04.2024
IN PILLOLE: l’acconto è un anticipo sul prezzo, va fatturato e non offre garanzie. La caparra ha natura risarcitoria, non va fatturata ed è per definizione una garanzia!
Quando si procede all’acquisto di un’auto, o di un immobile, o anche quando prenotiamo una vacanza, spesso viene richiesto un anticipo di denaro sul prezzo da corrispondere, sotto forma di caparra o di acconto.
Ci capita spesso di usare queste due parole come sinonimi, però da un punto di vista legale e fiscale si tratta di due istituti ben diversi.
Usare la parola acconto al posto della parola caparre o viceversa a volte può portare conseguenze da non sottovalutare. Per questo motivo desideriamo fare un po' di chiarezza!
L’ACCONTO
L’acconto è l’istituto più semplice, trattandosi di una somma versata al venditore a titolo di anticipo sul prezzo di un bene, acconto, appunto!
L’acconto non offre garanzie, ad esempio se la vendita salta per qualsiasi motivo dev’essere sempre restituito all’acquirente, anche se è stato costui a far saltare l’affare. Eventualmente il venditore può rivolgersi a un giudice, e sarà poi lui, in caso di ragione, a stabilire un eventuale indennizzo a titolo risarcitorio. L’acconto rappresenta quindi una sorta di “atto di prova” della volontà dell’acquirente di concludere il contratto, senza però vincolare in alcun modo le parti. Ovviamente se la compravendita si conclude positivamente, l’importo versato come acconto viene detratto dal prezzo finale.
Fiscalmente, in quanto parte del prezzo, va fatturato con le regole ordinarie (emissione fattura e IVA in base alla tipologia del prodotto o servizio venduto).
LA CAPARRA
La “caparra confirmatoria”, come disciplinata dal codice civile, è la somma di danaro che una parte si impegna a versare all’altra, al momento della firma di un contratto, a garanzia dell’impegno assunto: quindi la caparra ha una funzione di risarcimento.
Se il contratto viene rispettato e la compravendita va a buon fine, chi ha incassato la caparra può trattenerla come anticipo sul pagamento complessivo.
Se invece l’acquirente che ha versato la caparra risulta inadempiente e non rispetta il contratto, il venditore che ha ricevuto la caparra e che recede dal contratto, può trattenere quanto ricevuto a titolo di indennizzo. E ciò senza dover andare in causa.
L’acquirente che cambia idea perde dunque la caparra!
Se l’inadempimento è da imputare invece a colui che ha ricevuto la caparra (il venditore) l’acquirente potrà non solo recedere dal contratto ma anche richiedere la restituzione di una somma pari al doppio della caparra versata.
Fiscalmente, la caparra non genera alcun reddito, ne va fatturata, fintanto che rimane tale. Nel momento in cui si conclude l’affare però, e la caparra viene trattenuta dal venditore quale anticipi sul prezzo, andrà fatturato (e tassato) l’intero prezzo (dunque caparra inclusa).
Attenzione: una caparra può considerarsi tale solo se espressamente identificata come tale. In caso contrario si parla sempre di acconto!
Abbiamo riassunto per voi un argomento molto complesso in modo breve e conciso. Se avete altre domande o desiderate un'analisi più approfondita in relazione al vostro caso specifico, non esitate a contattarci. Il nostro team di esperti è a vostra disposizione e sarà lieto di supportarvi nel miglior modo possibile.
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