Case Study: Contributi in conto capitale, il nuovo trattamento fiscale
17.04.2025
Spesso accade, e non necessariamente solo in fase di start-up, che un’impresa percepisca contributi pubblici a fondo perduto. Si tratta di somme di denaro che vengono percepite tipicamente a fronte di specifici investimenti che l’ente pubblico ritiene meritevoli di tutela e/o sostegno.
In dottrina si deve distinguere tra:
1. Contributi in conto impianti
I contributi in conto impianti sono erogati per sostenere l’investimento in beni materiali o immateriali ammortizzabili.
2. Contributi in conto capitale
I contributi in conto capitale vengono erogati per sostenere la crescita e gli investimenti aziendali.
3. Contributi in conto esercizio
Quelli in conto esercizio vanno invece a coprire costi di esercizio / perdite gestionali.
Un esempio di contributo in conto capitale sono, in Alto Adige, i contributi cosiddetti “Legge 14”, ovvero erogati per finanziare progetti di ricerca e innovazione. Altri contributi in conto capitale “famosi” da citare a livello nazionale sono quelli erogati da Invitalia.
Burocrazia e ritardi
Indipendentemente dall’ente erogante, i contributi pubblici sono generalmente (e comprensibilmente) caratterizzati da processi burocratici particolarmente complessi e spesso lenti. Per questo motivo succede spesso che l’impresa faccia richiesta di contributo nell’anno x, ottenga l’approvazione nell’anno x+1 e incassi il denaro nell’anno x+2.
In questo esempio (estremo), l’intero processo riguarda dunque 3 esercizi sociali: 3 bilanci.
Ci si trova dunque nella situazione in cui bisogna decidere e capire in quale dei 3 esercizi contabilizzare il contributo (che tecnicamente è una sopravvenienza attiva).
In passato la contabilizzazione di questi contributi avveniva, nella maggior parte dei casi, per competenza. Ovvero nel nostro esempio non nell’anno x (in cui non vi è certezza a riguardo) bensì nell’anno x+1 (nel quale ottengo dall’ente pubblico la conferma e la quantificazione del denaro che mi spetta). Solo in casi residuali veniva applicato il principio “di cassa” e dunque il contributo veniva contabilizzato nell’anno x+2.
Fiscalmente invece, il contributo era imponibile nell’anno di incasso o, a scelta, in 5 rate annuali a partire dall’incasso.
Nuova regola a partire da dicembre 2024
Ebbene, con decreto di dicembre 2024, in un’ottica di semplificazione (in realtà, mancata) è stata modificata la regola fiscale, abrogando la possibilità di optare per la tassazione rateale: d’ora in avanti, con valenza retroattiva già a partire dai bilanci 2024, i contributi in conto capitale (tra cui rientrano anche i contributi corrisposti a fronte di costi per studi e ricerche) andranno contabilizzati per competenza come in passato, ma tassati in unica rata nell’anno di incasso (principio di cassa), con implicazioni non scontate che meriteranno un approfondimento ad hoc, caso per caso.
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