Case study - Il cliente non paga: come intervenire in caso di mancato pagamento- parte 3

23.09.2026

Natalie Portogallo

Natalie Portogallo

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Questo mese chiudiamo il cerchio con l’ultima parte del case study “il cliente non paga” con l’analisi delle alternative commerciali e legali a nostra disposizione.

Il mancato pagamento di una fattura è una situazione piuttosto frequente nella gestione dell’attività d’impresa e non richiede necessariamente il ricorso immediato alle vie legali.

Nella maggior parte dei casi è preferibile procedere per gradi, scegliendo lo strumento più adeguato in base all’importo del credito, alla documentazione disponibile, al rapporto con il cliente e alla sua situazione economica.

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In una prima fase può essere sufficiente un sollecito informale, tramite telefono o e-mail, per verificare le ragioni del ritardo e invitare il cliente a provvedere al pagamento entro una nuova scadenza. Spesso un semplice contatto consente di risolvere rapidamente la situazione senza compromettere il rapporto commerciale.
Se il pagamento non avviene, è opportuno passare a un sollecito formale o alla costituzione in mora, preferibilmente tramite PEC o raccomandata. La comunicazione dovrebbe indicare con chiarezza l’importo dovuto, le fatture insolute, il termine concesso per il pagamento, gli eventuali interessi e spese e l’avvertimento che, in assenza di adempimento, potranno essere intraprese ulteriori azioni di recupero. La costituzione in mora formalizza il ritardo del debitore e può produrre importanti effetti giuridici, tra cui la maturazione degli interessi dovuti (che per esempio attualmente ammontano a 10,40%).
Quando il debitore riconosce il debito ma non è in grado di saldarlo immediatamente, può essere utile valutare un piano di rientro (accordo scritto tra le parti per pagare un debito in rate). In questo caso è consigliabile formalizzare l’accordo per iscritto, specificando l’importo complessivo dovuto, il numero e l’ammontare delle rate, le scadenze, gli eventuali interessi e le conseguenze in caso di mancato pagamento. 

In presenza di rapporti reciproci di debito e credito tra le stesse parti, può inoltre essere possibile ricorrere, se ne sussistono i presupposti, alla compensazione, estinguendo i rispettivi debiti fino alla concorrenza dell’importo corrispondente. 

Se i tentativi stragiudiziali non producono risultati, il creditore può valutare, con l’assistenza di un legale, il ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un procedimento con cui il giudice ordina al debitore di pagare quanto dovuto. Il debitore può adempiere oppure proporre opposizione entro i termini previsti, generalmente pari a 40 giorni dalla notifica.

Qualora il creditore disponga di un titolo esecutivo e il debitore continui a non pagare, può essere notificato l’atto di precetto, che rappresenta l’ultima intimazione formale da parte del creditore prima dell’avvio dell’esecuzione forzata. Il debitore viene invitato a pagare entro il termine previsto dalla legge, di regola non inferiore a 10 giorni.

In mancanza di pagamento, il creditore può procedere con il pignoramento, che può riguardare, a seconda dei casi, somme presenti sul conto corrente, crediti verso clienti o altri soggetti, stipendi e pensioni nei limiti di legge, beni mobili o beni immobili.

Nota bene: Il termine ordinario di prescrizione dei crediti risultanti da fattura è di 10 anni, decorrenti dal momento in cui il credito può essere fatto valere, generalmente coincidente con la scadenza prevista per il pagamento. Sono tuttavia previsti termini diversi per particolari categorie di crediti, tra cui la prescrizione quinquennale per determinati pagamenti periodici e la prescrizione presuntiva triennale prevista, in alcuni casi, per i compensi professionali.


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